Fed Mare Genova 28 giugno 2019

La proposta del presidente Mario Mattioli di aprire la Federazione del Mare a tutto il cluster per elaborare un documento comune sulle istanze della blue economy è stata unanimemente condivisa ipotizzando una sorta di assise del mare da convocare nel 2020.

logo ENMCL’organizzazione europea dei cluster marittimi European Network of Maritime Clusters (ENMC) ha incontrato a Bruxelles i rappresentanti europei delle principali attività marittime e della DG MARE.

Dall’incontro è emerso come ENMC possa svolgere una funzione utile nello stimolare la realizzazione di analisi economiche e statistiche del settore da tutti condivise e promuovere così l’economia marittima, valorizzando il suo rilievo per l’Unione europea.

Sotto questo profilo, il 2019 Blue Economy Report pubblicato di recente dalla DGMARE della Commissione europea, ha segnato un progresso, ancorché in esso l’economia marittima vada meglio definita rispetto alla più ampia Economia Blu.

Nel corso dell’incontro si è anche discusso del ruolo che ENMC potrebbe giocare per facilitare i collegamenti tra gli stakeholder marittimi al fine di poter identificare e suggerire una dimensione unitaria delle loro attività di rappresentanza degli interessi degli operatori presso le istituzioni europee.

Oltre all’olandese Arjen Uytendaal, presidente di ENMC, e alla coordinatrice Marjolein van Noort, erano presenti i vertici dei cluster marittimi di Danimarca, Malta, Spagna e Italia, rappresentata da Carlo Lombardi, segretario generale della Federazione del Mare.

Sono inoltre intervenuti Martin Dorsman, segretario generale di ECSA (European Community Shipowners’ Associations - industria armatoriale), Christophe Tygat, segretario generale di Sea Europe (Shipyards’ & Maritime Equipment Association - industria cantieristica e delle componenti marittime), Lamia Kerdjoudj Belkaid, segretaria generale di Feport (The Federation of European Private Port Companies and Terminals - operatori portuali). In rappresentanza della DG MARE è intervenuto Frangiscos Nikolian, responsabile delle analisi economiche.

Previsto un nuovo incontro a settembre.

 

Roma, 7 giugno 2019

CopertinaÈ stato pubblicato nei giorni scorsi il EU Blue Economy Report 2019, rapporto annuale sulla Blue Economy predisposto dalla Commissione europea sotto la regia di DGMARE. Oltre ad avere un'enorme dimensione costiera e numerose città importanti il cui sviluppo è tuttora legato anche al mare, l'Europa è infatti una grande potenza marittima: l'80% del commercio estero dell’Unione europea e il 40% del suo commercio interno utilizzano la navigazione; gli armatori europei controllano quasi il 40% del tonnellaggio mondiale di naviglio mercantile; l'industria cantieristica europea è leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e yacht di lusso; l'industria di produzione di apparecchiature e componenti marittime dell'Unione serve metà della flotta mondiale.

Anche da questo Rapporto emerge che l’industria marittima è un settore vitale e strategico per l'Europa. I numeri parlano da soli: alla Blue Economy viene attribuito un volume di affari di 658 miliardi di euro, di cui 180 miliardi di valore aggiunto (quindi quasi 480 miliardi di costi intermedi, cioè di acquisti effettuati negli altri settori dell’economia), ed un’occupazione di 4 milioni di addetti.

Ciò è frutto di un insieme di attività marittime vasto e diversificato quanto la stessa Europa, la cui forza in campo marittimo, del resto, sta anche nella presenza nell’Unione di soggetti attivi lungo l’intera catena del valore, tutti protagonisti del cluster marittimo fondamentali per un'industria di successo e volta al futuro: senza una grande capacità ingegneristica diffusa nei paesi europei, l'energia eolica offshore non avrebbe avuto un simile successo nei mari del Nord; senza la collaborazione di armatori, costruttori navali e istituti di ricerca - tra gli altri - non potremmo costruire le navi pulite del futuro, così importanti per mari come il Mediterraneo.

Si tratta di un rapporto importante, ancorché migliorabile, visto che i dati riportati si riferiscono all’anno 2017, non consentendo di valutare le evoluzioni più recenti, e che manca un’analisi qualitativa accanto a quella quantitativa, entrambe necessaria per orientare le scelte politiche e rafforzare l’economia blu europea.

Inoltre, tra i dati si includono anche il turismo costiero e l’estrazione di idrocarburi, i quali concorrono rispettivamente per il 30% e il 14% al volume d’affari della Blue Economy e per il 54% e il 4% alla sua occupazione, dandone un’immagine a prima vista imprecisa se si ritiene che l’economia del mare debba includere solo le attività marittime vere e proprie (in Italia, ad esempio, quei settori non vengono analizzati nel rapporto dedicato periodicamente dalla Federazione del Mare e dal Censis al cluster marittimo nazionale, studio di cui uscirà in autunno la sesta edizione). Depurato di tali voci, i dati per la Blue Economy europea sono pari a 383 miliardi di euro come fatturato e 1,7 milioni di persone come occupazione.

 

Il rapporto EU Blue Economy Report 2019 è disponibile nella sezione pubblicazioni del sito http://www.federazionedelmare.it.

© World Ocean Day

   

Message from Jean-Michel Cousteau : https://vimeo.com/339978223

 

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CopertinaOn May 16th,  the European Commission presented the 2019 EU Blue Economy report. An insightful report that underlines, besides that of coastal tourism, the importance of the European maritime industry. The numbers of the blue economy go without saying: the report quotes a turnover of EUR 658 billion, over 4 million people directly employed and EUR 180 billion of gross value added in 2017. What comes out of the report is an industry that is as huge, diverse and old as Europe itself. The strength of the industry is not only the decades of experience and proven craftmanship, it is also the presence of each and every link in the value chain. From shipbuilding and maritime suppliers to shipowners and ports and from research institutes to fishery: they are all crucial to a successful and futureproof industry. As the report shows there are far many jobs directly or indirectly linked to each of the blue sectors. Those sectors are also the foundation of new developments. Without the vast engineering power, offshore wind wouldn’t be so successful.

 

Without the cooperation between - amongst others - shipowners, shipbuilders and research institutes, we couldn’t build the clean vessels of the future.

 

The European Network of Maritime Clusters ENMC appreciates the EU Blue Economy report issued by DG Mare. It helps in understanding the industry and future developments by having the facts and figures. Our common challenge for the future must be however to go beyond, on one side by showing not only what the Blue Economy has been in the recent past but how it is supposed to evolve in the future, on the other by defining a common ‘blue economy’ language: what do we see as the maritime industry , how do new markets develop and what impact will they have on the blue economy and Europe’s economy as a whole? Having the data – quantitative and qualitative - and explanatory cases on our digital desks to steer current and new policies, is vital to strengthen the European blue industry.

 

The report and relevant data can be found at https://blueindicators.ec.europa.eu/public/