Più forte della crisi: il comparto agroalimentare, tra made in Italy di nicchia e produzioni di “massa” A dispetto delle trasformazioni strutturali che nel corso dei decenni l’hanno investita dall’interno, e dei mutati scenari commerciali e geopolitici nei quali si trova oggi a competere, l’economia italiana ha saputo mantenere un legame solido con la propria tradizione agricola. Una relazione, questa, che si è rimodellata nel tempo, ed ha avuto la forza di rigenerarsi, e di volta in volta adeguarsi alle nuove sfide globali e ai mutamenti del mercato. Dal dopoguerra, quando l’agricoltura rappresentava ancora un’attività a forte intensità di manodopera e si manteneva orientata verso mercati di sbocco per lo più locali, il settore pur mantenendo ben salde alcune “invarianti”, si è rapidamente trasformato, assumendo connotati nuovi e più dinamici. Tra questi, la meccanizzazione, il sempre maggiore ruolo delle attività a più alto valore aggiunto, la forte vocazione all’export, che hanno conferito al comparto e alle produzioni una maggiore competitività, pur mantenendo al tempo stesso tutto il loro appeal verso i mercati, sia interni che esteri. La sfida dunque è stata raccolta ed ampiamente superata, grazie a continue trasformazioni, a politiche lungimiranti e soprattutto alla capacità della struttura produttiva di rigenerarsi e adattarsi ai mutamenti del mercato, di fornire prodotti sani, di qualità, competitivi su tutti i fronti,e che hanno saputo tramandare tradizioni e tipicità nei vari passaggi di filiera, e di generazione, come peraltro la stessa manifestazione Expo 2015 suggella. A riprova delle ragguardevoli performance che i settori agricolo e alimentare fanno tuttora registrare, pur nella difficile congiuntura dei mercati, è sufficiente rimarcare il dato riferito al valore aggiunto prodotto dal complesso delle attività riconducibili ai due comparti: non soltanto il contributo al Pil è sostanzialmente tornato ai livelli pre-crisi, ma ha fatto registrare un andamento decisamente migliore rispetto al trend generale dell’economia del Paese.  Il ciclo sfavorevole che ha colpito l’economia mondiale negli ultimi sette otto anni, e quella italiana in particolare,infatti, non sembra aver creato grosse criticità al comparto agroalimentare nostrano: le iniziali difficoltà che si sono fatte sentire specie sul versante dell’industria alimentare, hanno evidentemente fornito lo spunto agli operatori e alle filiere per ricompattarsi, portare a compimento le riorganizzazioni in atto, e tornare a crescere già all’indomani del 2009. Mentre il sistema produttivo italiano tuttora annaspa, senza mostrare la capacità di tirarsi fuori dalle secche della stagnazione e riuscire a tornare ai livelli ante-crisi, il settore agricolo e l’industria alimentare sembrano aver ripreso un certo vigore. Il valore aggiunto oggi riconducibile a questi due universi strettamente connessi raggiunge la soglia di 57,3 miliardi di euro, e si è consolidato fino a pesare per il 4% sul totale dell’economia (era il 3,7% nel 2008). E a fronte del pesante calo del valore aggiunto prodotto dalla nostra economia a partire dal 2008 (-7,2%), il contributo dei comparti agricolo e alimentare ha attutito ampiamente gli effetti della crisi, contraendosi di soli 1,6 punti percentuali, per effetto soprattutto della performance dell’industria alimentare (in flessione di appena 0,6 punti percentuali).  

(continua)

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