Laurence Martin e José Inácio Faria

 

 

Il 2 aprile a Bruxelles presso il Parlamento europeo si è tenuta la Conferenza ad Alto Livello “Future for Ocean Governance and Blue Growth”, organizzata con la partecipazione delle principali istituzioni marittime dal deputato europeo portoghese José Inácio Faria, della commissione Ambiente, per affrontate tre importanti temi: modellare la governance globale dell’oceano per il futuro, ottenere mari sani e puliti entro il 2030, promuovere un’economia blu sostenibile.

Per ENMC (European Network of Maritime Clusters), organizzazione di cui l’Italia detiene la vicepresidenza, è intervenuta Laurence Martin, vicesegretario generale della Federazione del Mare.

La rappresentante dei cluster marittimi europei ha ricordato che l’economia blu dell’UE sta crescendo costantemente e che, con un fatturato di oltre 560 miliardi di euro, crea posti di lavoro per quasi 3,5 milioni di persone. “L’industria marittima è un settore vitale e strategico per l’Europa. Oltre ad avere un’enorme dimensione costiera, con il turismo che ne deriva, e numerose città importanti, il cui sviluppo è tuttora legato al mare, l’Europa è una grande potenza marittima: il 90% del commercio internazionale, l’80% del commercio estero dell’UE e il 40% del commercio interno dell’UE utilizzano la navigazione. Inoltre, gli armatori europei controllano quasi il 40% della flotta mercantile mondiale e sono attori chiave nello shipping. L’industria cantieristica europea è leader mondiale per quanto riguarda le navi da crociera e gli yacht da diporto, mentre l’industria di produzione di apparecchiature e componenti dell’UE serve metà della flotta mondiale. L’attività europea di pesca svolge un ruolo importante nella nostra politica alimentare”.

Lo shipping rappresenta il 3,1% delle emissioni globali di CO2 e senza l’adozione di misure adeguate, le emissioni prodotte dalle navi aumenterebbero ulteriormente nei prossimi anni (fino al 250% entro il 2050, secondo alcune fonti). Ridurre le emissioni di gas-serra dello shipping è quindi fondamentale e su questo l’industria marittima si sta impegnando e condivide la norma dell’International Maritime Organization (IMO) che stabilisce al 2050 una crescita delle emissioni di gas-serra limitata al 50% del livello del 2008. Inoltre, dal 2020 entrerà in vigore in tutto il mondo la normativa IMO che prevede un limite di 0,5% dello zolfo nei carburanti marini.

Facendo riferimento alle affermazioni di una delle associazioni ambientaliste presenti, Laurence Martin ha ribadito che gli armatori europei vogliono navigare con navi pulite e per questo hanno appoggiato la nuova normativa IMO, mentre sono simili navi che i cantieri navali, insieme a fornitori, università e istituti di ricerca vogliono progettare e costruire.

Per compiere passi significativi, assicurare un trasporto a emissioni zero entro il 2050 e quindi contribuire a rendere entro quell’anno l’Europa un’economia e una società a impatto climatico neutro, il settore marittimo è aperto a continuare ad investire e sperimentare, ma per farlo chiede scelte politiche stabili e ha bisogno di una quota equa e sostanziale di finanziamento da programmi come Horizon Europe. In tal modo, l’Europa contribuirà alla lotta globale al cambiamento climatico, oltre ad aiutare i cantieri navali europei a fronteggiare la concorrenza in termini di innovazione e consentire la progettazione e la costruzione dei tipi di navi più innovativi.

Per questi motivi, l’Europa e i suoi Stati membri devono agire ora a livello politico, a sostegno dei settori della navigazione, della costruzione e delle tecnologie marittime.

Roma, 28 febbraio 2019 – Si è tenuto oggi nella sede del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera a Roma il terzo incontro del Cluster marittimo italiano, rappresentato dalla Federazione del sistema marittimo italiano (Federazione del Mare) e dai Propeller Club nazionali, con i vertici delle Amministrazioni marittime militari e civili.

Nel corso del workshop “Funzioni pubbliche, shipping e marittimità”, introdotto da Umberto MASUCCI, presidente dell’International Propeller Clubs, Mario Mattioli, Presidente della Federazione del Mare e di Confitarma, ha affermato che “senza il Registro Internazionale oggi non saremmo qui a parlare dei successi della nostra flotta mercantile, la quale – nonostante la crisi dei mercati che dura da più di dieci anni – è ancora in grado di competere sui mercati internazionali”. “Grazie alla legge 30 del 1998 la flotta di bandiera italiana è più che raddoppiata (con posizioni di leadership o di assoluto rilievo nei settori più sofisticati, quali unità Ro-Ro, navi da crociera, navi per prodotti chimici e petroliferi) ed è tornata ad essere competitiva nei traffici internazionali e nel grande cabotaggio dove l’occupazione italiana e comunitaria in venti anni è aumentata del +140%. Oggi le navi di bandiera italiana sono al primo posto in Europa per numero di marittimi italiani e comunitari occupati”.

Infine, il Presidente Mattioli ha messo in evidenza la necessità di “un Ministero del Mare che possa raggruppare tutte le competenze oggi frazionate in più ministeri ed ha sottolineato l’incongruenza delle divisioni all’interno delle varie attività marittime, divisioni, dalle quali derivano difficoltà di coordinamento che penalizzano l’azione regolatoria delle funzioni pubbliche competenti e di fatto ostacolano la semplificazione normativa che tutti gli operatori richiedono. Ciò naturalmente va a detrimento della competitività delle attività marittime italiane”.

Il testo completo disponibile nella sezione Comunicati stampa.

 

La puntata n.275/2019 di Transport è disponibile on line. Per visualizzarla cliccare

     

     

 

In leggero anticipo rispetto al termine del mandato, Zeno D’Agostino, Presidente di Assoporti da aprile 2017, lascia l’incarico essendo stato eletto Vice Presidente di ESPO (European Sea Ports Organization) lo scorso novembre, con notevole incremento dei suoi impegni.

A subentrare nel ruolo di Presidente dell’Associazione dei Porti Italiani, Daniele Rossi, Presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Centro-Settentrionale. Quest’ultimo è stato eletto per acclamazione nell’assemblea straordinaria che D’Agostino ha convocato proprio per comunicare la sua decisione di lasciare la presidenza di Assoporti.

“Lascio la Presidenza per dedicarmi ancora di più a portare le istanze italiane nelle sedi dell’Unione Europea”, ha commentato il Presidente D’Agostino a margine dell’Assemblea straordinaria.

Dal canto suo, il neo-Presidente Rossi ha dichiarato, “Per me è un onore presiedere Assoporti. Anzitutto desidero ringraziare Zeno D’Agostino insieme a tutta la struttura dell’Associazione per il lavoro svolto. Sono cosciente che il compito da portare avanti nei prossimi mesi sia complesso, e sono certo che insieme ai miei colleghi potremmo dare un contributo importante in questa fase delicata per la portualità nazionale. Vogliamo fortemente lavorare insieme al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la relativa Direzione Generale su tutti i temi aperti, come la tassazione dei porti e la semplificazione delle procedure, soprattutto per quanto riguarda i piani regolatori e i dragaggi. Ci attende anche un lavoro intenso per il rinnovo del contratto dei lavoratori portuali, e alcuni aspetti legati ai servizi tecnico-nautici che ci sono assegnati per legge. Il ruolo di Assoporti va ulteriormente affermato anche in sede di Conferenza Nazionale di Coordinamento come previsto dalla riforma portuale”.

“L’Associazione dovrà esprimere le istanze di tutta la portualità italiana, e sarà questo l’impegno forte dei prossimi mesi” ha concluso Rossi.

Roma, 7 febbraio 2019 – Il 6 febbraio si è tenuta a Roma la riunione del Consiglio della Federazione del Sistema marittimo italiano, presieduta da Mario Mattioli.

Dopo aver approvato il bilancio preventivo per il 2019, il Consiglio ha rinnovato il mandato di segretario generale della Federazione a Carlo Lombardi ed ha definito gli eventi che si terranno nel corso dell’anno per celebrare il Venticinquennale dell’organizzazione del cluster marittimo nazionale.

In particolare, in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo, nel corso della riunione è emersa l’esigenza di richiamare con forza all’attenzione delle forze politiche italiane la necessità di dare al cluster marittimo, nei programmi e nei dibattiti della prossima campagna elettorale, uno spazio adeguato alla sua importanza economica e sociale per un paese manifatturiero povero di materie prime e a forte connotazione turistica come il nostro.

Per leggere il comunicato stampa integrale, cliccare qui.

 

 

 

Roma, 11 aprile 2018 – Mario Mattioli è stato eletto all’unanimità per il prossimo biennio presidente della Federazione del sistema marittimo italiano (Federazione del Mare), l’organizzazione che riunisce il cluster nazionale delle attività marittime. Vicepresidenti della Federazione sono stati nominati: il presidente Assonave Vincenzo Petrone e i past-president di Federagenti Umberto Masucci e di Ucina Anton Francesco Albertoni.

Presidente d’Onore della Federazione resta il past-president Corrado Antonini, segretario generale Carlo Lombardi, vicesegretario generale Marina Stella, cui si aggiungono Francesco Mariani e Laurence Martin.

 

Il nuovo presidente Mario Mattioli ha dichiarato: “Il programma di lavoro che propongo è semplice e corrisponde alla considerazione centrale da cui è nata la Federazione del Mare: favorire sempre di più la rappresentanza unitaria del cluster marittimo presso il legislatore, il governo, le amministrazioni, l’opinione pubblica, le altre realtà associative, in Italia e all’estero, ed esaminare, approfondire e dibattere i temi generali e particolari che rivestono un significato per la valorizzazione della marineria italiana come fattore di sviluppo del Paese. Dobbiamo tornare a considerarci un Paese marittimo, per poter affrontare le sfide che ci attendono nei prossimi anni”. “E’ un interesse comune – ha aggiunto Mattioli – rispetto al quale la Federazione resta aperta anche alle organizzazioni marittime che non ne facciano parte o ne siano uscite”.

 

In questa fase di riflessione sull’assetto del Paese, i rinnovati vertici della Federazione del Mare hanno tenuto a ribadire, con la forza e l’unità di tutte le organizzazioni che la compongono, l’assoluta necessità di ricreare un’efficace sede di coordinamento politico-amministrativo dedicata alle attività marittime: ministero del Mare o dipartimento dedicato della Presidenza del Consiglio, comunque una struttura che sappia leggere e innovare la passata tradizione del ministero della Marina mercantile, oggi ridotto ad un’unica direzione ministeriale, mettendo nuovamente a sistema la gestione dell’intero cluster marittimo, i cui aspetti sono oggi dispersi tra diverse Amministrazioni, con danni certi per lo sviluppo loro e dell’Italia. A tal fine, i nuovi vertici della Federazione si dichiarano pronti a incontrare tutte le forze politiche.

 

Successivamente, si è tenuto un incontro fra il Consiglio della Federazione e il nuovo vertice operativo di ENMC (European Network of Maritime Clusters), il presidente Arjen Uytendaal e il segretario generale Olivier van Paasschen, i quali stanno avviando la loro azione incontrando gli esponenti dei principali cluster marittimi europei per meglio definirne gli interessi comuni, con il fine assicurare un maggior peso alla Blue Economy anche a livello comunitario.

 

 

 

Il 28 Febbraio la Marina Militare ha incontrato gli esponenenti del Cluster marittimo italiano, rappresentato dalla Federazione del sistema marittimo italiano (Federazione del Mare) e dai Propeller Club nazionali, presenti anche alcuni rappresentanti di vertice delle Amministrazioni marittime.

A questo link il servizio di Transport che parte dal minuto 4.23

L’intero articolo è su: II incontro del Cluster Marittimo con la Marina Militare

 

Roma, 1 marzo 2018 – Si è tenuto ieri nella sede del Comando in Capo della Squadra Navale a Roma il secondo incontro con la Marina Militare del Cluster marittimo italiano, rappresentato dalla Federazione del sistema marittimo italiano (Federazione del Mare) e dai Propeller Club nazionali, presenti anche alcuni rappresentanti di vertice delle Amministrazioni marittime.

“Nel corso dell’incontro, ha dichiarato il vicepresidente della Federazione del Mare e presidente nazionale dei Propeller Club Umberto Masucci, abbiamo potuto apprezzare il livello di grande efficienza della Squadra navale italiana e spiegare il fondamentale ruolo delle attività marittime per il Paese, 2^ potenza manifatturiera in Europa e 7^ nel mondo, povera di materie prime e grande esportatrice, 3^ tra gli stati del G20 per dimensioni della flotta mercantile di bandiera, grazie al registro internazionale e agli investimenti che ha promosso, leader nella costruzione di navi da crociera e da diporto, oltre che protagonista, assieme alla nostra componentistica, nel mercato di quelle militari. Abbiamo inoltre messo in evidenza l’esigenza di un maggiore coordinamento delle Amministrazioni civili in questo settore, così importante per l’Italia”.

L’incontro, organizzato dal Comandante in Capo della Squadra Navale Ammiraglio Marzano alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Girardelli, ha visto la partecipazione del Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera Ammiraglio Pettorino, del Direttore generale per la Vigilanza sui porti ed il Trasporto marittimo Coletta del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, del Coordinatore-mare della Direzione generale degli Affari politici Bosio del ministero degli Affari esteri, dei presidenti delle Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale Spirito e dell’Adriatico settentrionale Musolino assieme a quella dei vertici di Assonave, Assorimorchiatori, Confitarma, Fedepiloti, Federagenti, Federpesca e Rina, testimoniando l’unità del Cluster marittimo pubblico e privato e la comune volontà di promuovere in Italia la marineria, secondo le tradizioni e gli interessi del Paese.”

 

 

Umberto Masucci, Vice Presidente della Federazione del Mare interviene il 30 gennaio a Napoli al “Workshop di approfondimento dedicato a giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Albo dei Giornalisti” organizzato da Gam Editori Srl e Porto e Interporto, con il patrocinio, tra gli altri di Confitarma. L’obbiettivo del workshop è dare ai partecipanti una conoscenza del mondo dei trasportie della logistica attraverso la testimonianza di professionisti di settore.

 

Il sistema marittimo, la logistica e l’industria manifatturiera trovano in Italia una naturale e necessaria interdipendenza. Il nostro è un paese marittimo, dove lo sviluppo economico e sociale è sempre stato legato a quello delle sue tante città costiere, fondamentali anche per la parte continentale del Paese. Siamo una grande potenza manifatturiera con poche materie prime, dove gli approvvigionamenti all’industria arrivano in massima parte via mare, qui da noi vengono lavorati e i prodotti spesso esportati oltremare. L’impatto sull’economia italiana delle attività marittime tocca certo, quindi, gli aspetti più legati alla loro dimensione logistica. Esso coinvolge tuttavia anche gli altri settori produttivi, manifatturieri e terziari, dell’economia: il cluster marittimo spende infatti ogni anno circa 20 miliardi di euro in acquisti di beni e servizi. Per questo, la Federazione del Mare da anni si preoccupa che qui, al centro della vita economica e finanziaria del Paese, sia ben presente il ruolo e l’importanza delle attività marittime per l’Italia e così si spiega la nostra rinnovata decisione di promuovere anche quest’anno la manifestazione Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry.

Del resto, non dimentichiamo che il trasporto marittimo, con la logistica connessa, serve il 90% del commercio mondiale, commercio che nell’ultimo decennio è cresciuto da 6 a 10 miliardi di tonnellate e salirà nel 2030 a 17 miliardi. Ciò significa che l’integrazione tra le varie aree del pianeta e il loro sviluppo, che sta portando ad un incremento del reddito medio anche nel terzo e quarto mondo (e alla fuoriuscita di molti paesi da situazioni di povertà insostenibili), non sarebbero possibili senza il trasporto marittimo di materie prime, di merci alimentari, di beni semilavorati e finiti.

 

 

Si è svolta nei giorni scorsi nella Sala dei Capitani di Palazzo S. Giorgio a Genova il seminario ‘Il mare e il prodotto interno lordo’, organizzato dalla Federazione nazionale dei        Cavalieri del lavoro nell’ambito di una nuova iniziativa didattica che porterà ogni anno gli studenti del Collegio universitario ‘Lamaro Pozzani’, da essi sostenuto, a visitare una differente città italiana significativa per un particolare settore della produzione industriale di beni o servizi.


Dopo un saluto di Paolo Emilio Signorini, presidente del Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, sono intervenuti: Marco Baldi, responsabile area territorio ed economia Censis, che ha illustrato dimensioni e caratteri delle attività marittime nei Rapporti sull’economia del mare; Umberto Masucci, vicepresidente Federazione del Mare, intervenuto sul cluster marittimo come fattore di sviluppo in Italia; nonché i cavalieri del lavoro: Alcide Ezio Rosina, vicepresidente Confitarma, soffermatosi sull’economia dello shipping; Ugo Salerno, presidente a. d. RINA SpA , che ha messo l’accento sull’importanza dello shipping nell’equilibrio politico ed economico globale, specialmente alla luce delle nuove iniziative cinesi. Ha concluso Giovanni Novi, presidente Gruppo ligure dei Cavalieri del lavoro.

Nel suo intervento, Umberto Masucci ha osservato: “Mi pare significativo che, nell’avviare un nuova attività didattica, il Collegio universitario dei Cavalieri del lavoro abbia voluto dare spazio in primo luogo alle attività del cluster marittimo, che trovano a Genova la loro sede più tradizionale. L’Italia è un paese con un enorme sviluppo costiero e insulare, ricco di insediamenti e città che hanno centrato il loro sviluppo economico e sociale sulle attività legate al mare: quella italiana è la seconda industria manifatturiera d’Europa e riceve la maggior parte delle materie prime e semilavorate attraverso i porti, le trasforma e le esporta di nuovo per mare. La nostra flotta mercantile è tra le principali (la bandiera italiana è la terza tra gli stati del G20), così come la  cantieristica e la nautica. Il nostro paese è al primo posto in Europa come meta croceristica. E tutto ciò ha ricadute importanti su tutta l’economia: ogni anno, 20 miliardi di euro in beni e servizi vengono acquistati dalle imprese del cluster marittimo negli altri settori economici”

Marco Baldi, a sua volta, ha ricordato come siano passati più di 20 anni da quando la Federazione del Mare e il Censis pubblicarono il 1° Rapporto sull’Economia del Mare, mettendo a punto un sofisticato metodo di stima del valore economico e occupazionale del cluster marittimo italiano. “Nel confronto con il passato emerge chiaramente che le attività che hanno a che fare con il mare –  dallo shipping, alla cantieristica, alla nautica, passando per le svariate attività portuali e per la pesca – presentano un livello di scambio e di integrazione con altre branche dell’economia sempre più stretto. A conferma di questo è importante segnalare che mentre le unità di lavoro impegnate direttamente nelle attività marittime sono cresciute negli ultimi 20 anni del 39,3% (circa 48.000 unità in più), quelle nelle attività “a monte e a valle” della filiera marittima sono cresciute del 61% (+162.600). L’economia del mare, dunque, si conferma un ambito nel quale le attività e gli investimenti settoriali giocano un importante ‘effetto traino’ su ampie porzioni dell’economia nazionale. L’ultimo Rapporto sull’economia del Mare, presentato alla fine del 2015, ha confermato che le attività marittime costituiscono uno dei settori più dinamici dell’economia italiana contribuendo al PIL nazionale per 32,6 miliardi di euro (2,03%) e occupando circa il 2% delle forze di lavoro del Paese (471mila persone fra addetti diretti ed indotto)”.